Afghanistan, chiusa Radio Bagum, la voce per le donne

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Afghanistan, chiusa Radio Bagum, la voce per le donne

Arrestato il personale dell’emittente che, con il team di educatrici, giornaliste, psicologhe, teologhe, parlava alle ragazze e alle donne.

Fatima ha sedici anni e vive a Bamiyan, una città di sessantamila abitanti, in mezzo alle montagne dell’Afghanistan.Bamiyan è famosa soprattutto per le due gigantesche statue rappresentanti Buddha, scolpite nella roccia, risalenti ad almeno millecinquecento anni fa. Due monumenti, testimoni della pluralistica storia dell’Afghanistan, che per secoli hanno ispirato pellegrini e cultori dell’archeologia, fatti letteralmente detonare, nel marzo 2001 dai talebani, perché rappresentavano una minaccia alla legge islamica.

Fatima è cieca dalla nascita e non ha mai potuto frequentare scuole dedicate, né imparato l’alfabeto Braille. Dal 2021 ha iniziato ha iniziato a seguire delle lezioni attraverso la radio, senza perdersene mai una, sentendosi finalmente come in una scuola. 

Radio Bagum

Chiusa nella sua stanzetta fra le montagne, la radio era diventata il suo principale contatto con la realtà e la sua principale fonte di apprendimento.

Come Fatima migliaia di altre ragazze afghane sono abituali ascoltatrici delle trasmissioni di Radio Bagum, una emittente fondata l’ 8 marzo 2021, in occasione della Giornata Internazionale della donna, su iniziativa dell’imprenditrice HamidaAman. Visto il suo successo, da un anno Radio Bagum è diventata anche un canale tv, conservando la sua programmazione delle origini, incentrata su corsi, dibattiti sui rapporti di coppia, spazi di approfondimento, lezioni previste dai programmi scolastici ufficiali, nelle due lingue del Paese: il dari al mattino e il pashtu al pomeriggio. In un Paese in cui l’analfabetismo femminile sfonda l’80% contro il 51% di quello maschile, le attività di Radio Bagum rappresentano una opportunità unica per le ragazze, soprattutto dopo che era stato loro impedito l’accesso all’istruzione, con il ritorno al potere dei talebani, nell’agosto 2021. Con diciotto antenne installate in venti delle trentaquattro province afghana l’emittente è ormai capace di raggiungere gran parte della popolazione e diventare un punto di riferimento per bambine e donne, costrette a trascorrere gran parte delle loro giornate in casa. Ascoltando gli interventi delle altre ascoltatrici si crea una rete di immedesimazione, uno spazio di socialità per evadere dai doveri domestici. 

Grazie al lavoro del qualificato team di Radio Bagum, composto da educatrici, giornaliste, psicologhe, teologhe, l’emittente era ormai la voce principale delle donne per le donne fra i confini dell’emirato in mano ai talebani. 

Era. 

La chiusura Radio Bagum

Lo era fino a martedì 4 febbraio, quando un commando di ufficiali dell’intelligence, accompagnati da funzionari del Ministero dell’Informazione e della Cultura ha fatto irruzione nelle sede di Kabul, arrestando due dipendenti uomini e sequestrando telefoni, computer e materiale promozionale. L’accusa è di aver fatto un uso improprio della licenza, diffondendo contenuti di televisioni straniere.

Una accusa confezionata per giustificare un ulteriore giro di vite all’emancipazione femminile, fomentato dall’odio misogino che caratterizza il regime integralista afghano, dominato dalla più oscurantista fra le interpretazioni della sharia.  

La violenta operazione ai danni di Radio Bagum allunga la lista delle dodici testate giornalistiche chiuse nel solo 2024, con numerosi arresti arbitrari a margine, a testimoniare la stretta ormai in corso nel Paese, più in generale contro la libertà di stampa. 

Le poche voci che in Italia e in Occidente hanno raccontato questa storia negli ultimi giorni sono la conferma del completo isolamento internazionale in cui l’Afghanistan è precipitato negli ultimi anni. La tomba degli imperi, che avevamo raccontato un po’ di tempo fa, pare ormai rassegnata alla condanna del silenzio.