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16 Gennaio 2026
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Groenlandia, c’è posta per Trump

Se vuoi restiamo amici, ma noi siamo un popolo, una terra, una democrazia: è questo il messaggio che il Primo Ministro della Groenlandia manda al Presidente degli Stati Uniti.

Ha meno abitanti di Faenza. E’ la Groenlandia. Ha una popolazione totale di 59 mila persone, per ogni due abitanti vi è in media un bell’orso polare. L’Università della Groenlandia ha in totale 600 studenti e 19 dipendenti di cui 15 docenti.

La capitale Nuuk è grande come il Comune di Budrio, in provincia di Bologna. Eppure è l’isola più grande al mondo, con un’estensione di poco inferiore all’India ma semideserta, ed è al momento la terra più contesa del pianeta. Trump la vuole ad ogni costo.

Ironia della sorte, però, al Presidente degli Stati Uniti che usa le parole come una sciabola risponde il Primo Ministro della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, che invece usa le parole come un fioretto. D’altra parte è a capo del Paese degli Inuit che si dice siano il popolo che ha almeno cinquanta modi per chiamare la neve. E’ anche il popolo che il filosofo Elias Canetti ammirava a dismisura perché dava importanza ai nomi come se fossero delle anime, tanto che quando nasceva un bambino questi, a prescindere dal proprio sesso, prendeva il nome della persona che era venuto a “sostituire”.

Ecco, infatti, l’ultimo messaggio recapitato pochi giorni fa da Jens-Frederik Nielsen, classe 1991, campione di badminton, al Presidente Trump, via social:

“Siamo amici intimi e fedeli degli Stati Uniti da generazioni. Siamo stati spalla a spalla nei momenti difficili. Ci siamo assunti la responsabilità della sicurezza dell’Atlantico settentrionale e non ultimo del Nord America. Ecco cosa fanno i veri amici.

Proprio per questo la retorica immediata e ripetuta degli Stati Uniti è assolutamente inaccettabile. Quando il presidente degli Stati Uniti parla di “abbiamo bisogno della Groenlandia” e ci collega con il Venezuela e l’intervento militare, non è solo sbagliato. Questo è così irrispettoso. Il nostro paese non è oggetto di retorica dei superpoteri. Siamo un popolo. Una terra. E la democrazia. Questo va rispettato. Specialmente da amici cari e fedeli.

Facciamo parte della NATO e siamo pienamente consapevoli della posizione strategica del nostro Paese. E ci rendiamo conto che la nostra sicurezza dipende dai buoni amici e dalle forti alleanze. A questo proposito, un rapporto rispettoso e leale con gli Stati Uniti è molto importante. È così da decenni. Ma le alleanze si basano sulla fiducia. E la fiducia richiede rispetto. Minacce, pressione e discorsi di annessione non appartengono a nessuna parte tra amici. Non si parla così ad un popolo che ha ripetutamente dimostrato responsabilità, stabilità e lealtà. Questo è abbastanza. Niente più pressione. Niente più indizi. Niente più fantasie sull’annessione. Siamo aperti al dialogo. Siamo aperti alle conversazioni. Ma deve avvenire attraverso i canali giusti e nel rispetto del diritto internazionale. E i canali giusti non sono post casuali e irrispettosi sui social.

La Groenlandia è la nostra casa e il nostro territorio. E così continua ad essere”.

(traduzione @laredazione.net)