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16 Febbraio 2026Messico, cosa succede dopo la morte de El Mencho
Il Messico non dorme. Da quattro giorni, il battito del Paese è scandito dal rumore degli elicotteri Black Hawk e dal crepitìo delle fiamme che divorano autobus sulle arterie vitali di Jalisco, Guanajuato e Michoacán.
L’operazione che ha portato all’uccisione de El Mencho
La notizia, piovuta come un fulmine a ciel sereno la sera di domenica 22 febbraio 2026, ha squarciato il velo di un’apparente stasi: Nemesio Oseguera Cervantes, “El Mencho”, è morto. Non una morte naturale, nonostante le voci croniche sui suoi problemi renali. Ma un’esecuzione militare, un atto di forza dello Stato che ha decapitato il Cártel Jalisco Nueva Generación (CJNG), l’organizzazione criminale più aggressiva, militarizzata e tecnologicamente avanzata del pianeta. L’operazione che ha portato alla fine del boss più ricercato al mondo, su cui pendeva una taglia di 15 milioni di dollari sulla testa, è stata un capolavoro di intelligence e una carneficina tattica. Il blitz è scattato nei pressi di Tapalpa, una pueblo mágico tra le montagne di Jalisco, dove El Mencho si sentiva al sicuro, protetto da tre anelli di sicurezza e da una popolazione che, tra terrore e sottomissione, fungeva da scudo umano.
Le forze speciali dell’Esercito messicano (SEDENA), supportate da unità d’élite della Marina, hanno calato il sipario con un attacco chirurgico. Non è stato un semplice arresto fallito, ma un ingaggio ad alta intensità. I narcos hanno risposto con lanciatori di razzi RPG e una flotta di droni kamikaze di fabbricazione artigianale ma letali. Questi dispositivi, carichi di esplosivo e sfere di metallo, hanno bersagliato i convogli della Guardia Nacional durante le fasi di ritirata, segnando un salto evolutivo nella guerriglia asimmetrica: la tecnologia civile convertita in arma tattica ha reso obsoleta, per diverse ore, la classica superiorità aerea e terrestre dell’esercito nelle zone boschive. Durante il trasporto aereo d’urgenza verso Città del Messico, El Mencho è spirato per le ferite riportate.
Il bilancio ufficiale parla di diverse decine di morti nelle ore successive, tra cui oltre venti agenti e diversi civili, tra cui una donna incinta rimasta intrappolata nel fuoco incrociato. È il prezzo di un successo che somiglia terribilmente a una dichiarazione di guerra totale.
Per capire la portata dell’evento, bisogna comprendere l’uomo.
Chi era El Mencho
El Mencho non era un narcotrafficante vecchia maniera come El Chapo.

Ex poliziotto municipale, deportato dagli Stati Uniti negli anni ’90, aveva costruito il CJNG sulle ceneri di vecchie alleanze, trasformandolo in un esercito privato. Sotto il suo comando, il cartello ha introdotto l’uso di mine antiuomo, blindati artigianali e una ferocia coreografica che ha ridefinito il concetto di terrore. Era stato lui ad ordinare l’abbattimento di un elicottero militare con un lanciarazzi nel 2015; era lui il volto della crisi del fentanyl che sta decimando le periferie americane. La sua morte non è solo la fine di un boss, ma lo smantellamento di un’icona della pax narca impossibile.
La risposta non si è fatta attendere. Nel giro di poche ore, il Messico occidentale è sprofondato nel caos dei narco-bloqueos.
Cosa sta succedendo in Messico
Autocarri requisiti sotto la minaccia dei fucili, messi di traverso e dati alle fiamme per isolare intere città. Guadalajara, la seconda metropoli del Paese, si è svegliata con le colonne di fumo che oscuravano il Sole e una situazione talmente critica da ordinare l’evacuazione del principale ospedale cittadino.
Il Governatore dello Stato di Jalisco ha dichiarato il codice rosso, chiudendo le scuole e annullando tutti gli eventi pubblici. Nella località di Puerto Vallarta, lo scalo è stato teatro di scene di panico; il porto di Manzanillo, snodo cruciale per i precursori chimici del fentanyl, è stato paralizzato, con residenti e turisti costretti a rifugiarsi in casa o negli hotel. Non una guerriglia ideologica, ma una prova di forza logistica: il cartello sta dicendo allo Stato che, anche senza il suo re, la macchina può ancora schiacciare il Paese.
Accanto al fuoco, il cartello ha scatenato un’offensiva di cyber-propaganda senza precedenti. Attraverso canali Telegram e WhatsApp, sono stati diffusi video pre-registrati di “comunicati alla nazione” dai vertici superstiti, imponendo coprifuochi illegali e diffondendo fake news coordinate per generare panico. Un vero e proprio blocco digitale che ha cercato di oscurare le fonti governative, isolando psicologicamente la popolazione di Jalisco e Guanajuato.
La risposta della Presidente Claudia Sheinbaum
In questo scenario apocalittico, la Presidente Claudia Sheinbaum si gioca la credibilità del suo mandato. Con un tono che cerca di bilanciare la fermezza istituzionale e la necessità di rassicurazione, ha dichiarato: «C’è governo, c’è lo Stato messicano». A differenza del suo predecessore Obrador, portatore della dottrina “Abrazos, no balazos” (abbracci, non pallottole), Sheinbaum sembra aver imboccato una strada più pragmatica e muscolare. L’invio di dieci mila soldati di rinforzo nello Stato di Jalisco è il segnale che la strategia è cambiata. Tuttavia, la sfida è immensa: mantenere l’ordine senza scivolare in una violazione sistematica dei diritti umani, in un Paese dove il confine tra buoni e cattivi è spesso sfumato dalla corruzione.
Il ruolo degli Stati Uniti nell’operazione contro El Mencho e il narcotraffico
Non è un segreto che l’operazione sia stata resa possibile dal supporto tecnologico e di intelligence degli Stati Uniti. Donald Trump ha più volte minacciato di designare i cartelli come organizzazioni terroristiche e di imporre dazi punitivi al Messico e in questo senso ha esercitato una pressione enorme. L’uccisione di El Mencho appare come un corollario di un Patto con Washington non scritto: una sorta di acconto diplomatico che la Sheinbaum ha pagato per sedersi al tavolo delle trattative con l’amministrazione da una posizione di forza. La testa del boss più ricercato potrebbe essere il prezzo per ottenere un allentamento delle sanzioni commerciali o una gestione più morbida della crisi migratoria e della minaccia di dazi. Dimostra che il Messico può farcela da solo sul campo, a patto di avere i dati satellitari e le intercettazioni della DEA. È una mossa per scongiurare l’intervento unilaterale americano sul suolo messicano, un fantasma che agita i nazionalisti di entrambi i lati del confine. La storia del narcotraffico insegna che la morte di un capo dei capi raramente porta alla pace. Le ipotesi sul tavolo sono due, entrambe inquietanti.
Cosa fanno ora i cartelli della droga
Da un lato la balcanizzazione con il CJNG che si spacca in fazioni rivali. Senza il pugno di ferro di El Mencho, i luogotenenti inizieranno una guerra intestina per il controllo delle rotte. Questo porterebbe a un aumento esponenziale degli omicidi e della violenza di prossimità. L’altro scenario porta a un’incursione del Cartello di Sinaloa, storico rivale, che potrebbe approfittare del vuoto di potere per invadere i territori di Jalisco. Una guerra tra titani che trasformerebbe il Messico in un campo di battaglia a cielo aperto.
L’impatto economico è già visibile e rischia di essere devastante per il progetto di nearshoring della Presidente. Le zone colpite dal caos sono il cuore del corridoio industriale che ospita colossi come Tesla e Ford. Se la sicurezza operativa non verrà ripristinata immediatamente, il rischio di una fuga di capitali verso mercati più stabili è concreto. Il costo della violenza in Messico sfiora ormai il 20% del PIL, una zavorra che impedisce al Paese di capitalizzare lo spostamento delle produzioni americane dall’Asia.
Il Messico si trova a un bivio. L’uccisione di El Mencho è una vittoria tattica innegabile, ma il rischio è che sia una vittoria pirrica se non seguita da una bonifica sociale e istituzionale. La polvere degli scontri si poserà, le strade verranno ripulite dai resti dei camion bruciati, ma la domanda resta: chi prenderà il posto dello spettro di Tapalpa?
La Presidente Sheinbaum ha dimostrato di avere la forza per colpire.
Ora deve dimostrare di avere la saggezza per governare il vuoto che ha creato.






