Milano, l’ortomercato che piace alla mafia: un caso di scuola

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Milano, l’ortomercato che piace alla mafia: un caso di scuola

Perché l’ortofrutta piace tanto alla mafia? Vediamo un caso emblematico. Nel 2022 per circa un anno l’azienda Bertini srl di Alagna Valsesia fu sottoposta a commissariamento dal tribunale di Milano.

Aveva dato in subappalto parte dei lavori quali i servizi di trasporto ad una società riconducibile a Pietro Paolo Portolesi, imprenditore condannato in via definitiva per ‘ndrangheta. La gara di bando era fatta dalla So.Ge.Mi per i lavori del nuovo Ortomercato di Milano ed era di valore di 15 milion e mezzo di euro.

I subappalti erano legati al trasporto di merci, la società che aveva fatto il bando è la So.Ge.Mi, società che agisce per conto del Comune di Milano nel gestire l’ortomercato di Milano, quindi indirettamente l’appalto era legato al Comune di Milano; in particolare la Bertini Srl si doveva occupare della realizzazione della nuova piattaforma logistica dell’Ortomercato.

Pietro Paolo Portolesi è un imprenditore considerato facente parte della locale di ‘ndrangheta di Volpiano (Torino) che è tra i più potenti e antichi clan di mafia del nord Italia e titolare di fatto della Medi Opere srl. Portolesi aveva le mani anche fra gli altri, sui cantieri a Buccinasco, sui lavori per la tangenziale di Novara e sui Giochi Olimpici Invernali 2026. Portolesi era titolare di fatto di altre aziende intitolate formalmente a dei prestanomi, tra cui la Legnano ecoter, la Handling rose e la Dismantle Eu. Nel 2023 Portolesi è stato condannato a 3 anni di carcere con l’accusa di trasferimento fraudolento di beni e valori.

L’ortomercato di Milano non è nuovo ad infiltrazione di tipo mafioso, di recente ad esempio anche il boss Antonio Piromalli ci aveva messo le mani con l’obiettivo di dominare il mercato ortofrutticolo di Milano. Nel 2019 aveva suscitato clamore l’arresto per corruzione del direttore generale di Sogemi Stefano Zani.

Rimangono ancora alcune domande e perplessità: perché la Bertini ha dato in subappalto proprio alla Medi Opere srl parte dei lavori? Quali falle vi sono state nel sistema?

Gli interessi delle mafie sull’ortomercato

Gli interessi delle mafie nel settore agroalimentare e sull’ortomercato sono molteplici tra cui lo sfruttamento del lavoro nero, il riciclaggio, soldi e potere, controllo del territorio, occultamento di attività quali narcotraffico e traffico di armi.

Tra i punti più sensibili alle infiltrazioni mafiose ci sono proprio i settori dei trasporti su gomma, come nel caso di specie. L’organizzazione criminale cerca di rendersi il più invisibile possibile tramite dei prestanomi – persone con la fedina penale pulita che, per esempio, figurano come direttori responsabili delle aziende che, invece, fanno capo al boss mafioso che figura magari con una falsa identità, come semplice lavoratore interno e nondimeno con l’utilizzo di scatole societarie che rende difficile individuare il vero capo dell’impresa e mediante gruppi composti da affiliati, intermediari e prestanomi. Si presentano molto spesso con pretesti all’apparenza anche “nobili” come offrire protezione da altri criminali o altri favori.

I mafiosi inoltre scelgono con cura chi corrompere con mazzette e altri favori, più raramente si arriva alle estorsioni, alle minacce e alla violenza vera e propria. Inizialmente possono presentarsi come persone che offrono protezioni da altri criminali ma una volta messo piede in azienda con una quota di azioni cercano poi di impadronirsene con tutti i mezzi: dopo l’iniziale collaborazione passano alla fase di assoggettamento. Cercano di imporre ad altri imprenditori la scelta della loro azienda come subappalto. L’azienda in mano alla criminalità diventa spesso un centro di riciclaggio del denaro sporco e serve poi per attività illecite quali il narcotraffico e il traffico di armi. I mafiosi, inoltre, cercano di camuffare il tracciamento dei prodotti tramite anche false fatture, soffocando così l’imprenditoria onesta.