
Burkina Faso, eliminati i partiti con un colpo di sciabola
12 Febbraio 2026
Referendum giustizia: una guida al voto e la storia dei precedenti
15 Febbraio 2026Politiche 2027-Il sistema elettorale: cambierà il Rosatellum?
Ogni tentativo di modifica va concluso entro settembre di quest’anno
A meno di due anni dalle elezioni politiche (scadenza naturale della legislatura è il 2027), in Italia torna di attualità la legge elettorale. Dalle ultime consultazioni, che hanno eletto il Parlamento in carica a settembre 2022, sono trascorsi circa 40 mesi trascorsi: nella maggioranza di centrodestra e tra le opposizioni si discute della possibilità di modificare le “regole del gioco”.
Sistema in vigore: Rosatellum
Al momento in Italia, per l’elezione di Camera e Senato, vige il ‘rosatellum’, un sistema elettorale misto che combina il meccanismo maggioritario con quello proporzionale. Con il maggioritario più partiti si alleano esprimendo un unico candidato in singoli collegi (ovvero porzioni di territorio nazionali). Per la quota proporzionale, invece, ogni partito corre per sé, ottenendo un certo numero di seggi in funzione della sua forza elettorale.
Sistema misto: maggioritario e proporzionale
A Montecitorio 147 deputati vengono eletti nei collegi uninominali maggioritari, 245 invece sono i seggi assegnati con i collegi plurinominali proporzionali. A Palazzo Madama 74 sono gli scranni assegnati col maggioritario, 122 con il proporzionale. La legge elettorale in vigore impone, per ottenere diritto ai seggi, una soglia di sbarramento del 10% di coalizione; per la quota proporzionale, invece, accedono al riparto dei seggi solo i partiti che superano il 3% su base nazionale.
Cosa dicono i sondaggi
Secondo i sondaggi più recenti e secondo la media delle rilevazioni avvenute nel corso del 2025, le due coalizioni non sono molto distanti tra loro. Con lo schema attuale delle alleanze, il centrodestra (Fdi, Fi, Lega, Noi moderati) viene stimato intorno al 48%, il centrosinistra (PD, M5S, Avs, IV, +Europa) intorno al 45%. Il primo partito è FDI con il 30% circa, seguito dal PD con il 22% dei consensi.
Le incognite Calenda e Vannacci
Oltre alle coalizioni vanno considerate due variabili: Azione di Carlo Calenda, stimata dai sondaggi intorno al 3%, al momento senza alleati; Roberto Vannacci, che ha appena fondato ‘Futuro Nazionale’: il nuovo partito di destra rischia di creare non pochi problemi all’attuale coalizione di governo. E’ presto per conoscere la forza del partito di Vannacci, ma la vera domanda è: si collocherà dentro o fuori al perimetro dell’alleanza di Giorgia Meloni & co?

FDI spinge per un sistema proporzionale con premio di maggioranza
L’attuale maggioranza ebbe gioco facile nel vincere le politiche nel 2022: gli avversari arrivarono divisi alle urne. Oggi il ricostituito fronte del centrosinistra, ribattezzato “campo largo”, può tenere testa ai moderati ed ai conservatori. Nel centrodestra, il partito della premier (FDI) spinge per una modifica della legge elettorale. Vorrebbe un sistema tutto proporzionale e con premio di maggioranza. Gli alleati, FI e Lega, non sono entusiasti di questa idea: avendo zone d’Italia dove sono ancora radicati sul territorio, riescono ad ottenere maggiore forza parlamentare col sistema dei collegi uninominali. Analoghi problemi ci sono anche nel centrosinistra. Il Pd ha una forza omogenea in tutto il territorio nazionale, mentre i pentastellati hanno “sacche” di Paese dove sono più forti, altre dove quasi scompaiono.
Termine per cambiare il rosatellum: settembre 2026
Non è semplice trovare un accordo per superare l’attuale Rosatellum. Ogni eventuale modifica ha di fatto un termine preciso: settembre 2026. Tutto nasce dall’iniziativa di Mario Staderini, ex segretario dei Radicali italiani, che nel 2023 presentò un ricorso contro le modifiche apportate al Rosatellum tra il 2019 e il 2022: si sosteneva che avessero violato il principio di stabilità delle regole elettorali, poiché introdotte a pochi mesi dal voto delle politiche del 2022. Dopo quel ricorso, a dicembre 2024, la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo chiese un parere alla Commissione di Venezia, organismo consultivo del Consiglio d’Europa che «assiste gli Stati nel consolidamento e rafforzamento delle istituzioni democratiche». La Commissione valutò negativamente i cambiamenti approvati nell’anno precedente alle elezioni, indicando settembre 2026 come termine massimo per intervenire sulle regole. Il pronunciamento definitivo della Corte europea ancora non c’è, ma il tema rimane centrale.
Nessun divieto formale, ma la questione è anche l’opportunità
In Italia, è bene precisare, non vige un divieto formale sulla modifica della legge elettorale a ridosso del voto, ma vi è sicuramente una questione di opportunità: una riforma approvata a meno di un anno dalle nuove elezioni può determinare un quesito fattuale e di sostanza: si possono mai cambiare le regole del gioco a partita in corso?
Crediti foto: Sito del Senato e @photo Ue2025






