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Sul palco di Marina di Pietrasanta, in una caldissima sera d’estate, la distanza tra attore e platea si è ristretta in un istante, e ha trasformato la rappresentazione in una conversazione spontanea. Nel programma del 47esimo Festival promosso dalla Fondazione Versiliana. Edoardo Leo ha conquistato il pubblico con Ti racconto una storia – Racconti semiseri e tragicomici. La produzione firmata Stefano Francioni e organizzata da LEG Live Emotion Group ha confermato l’eccezionale versatilità dell’artista romano, abile nel condurre gli spettatori lungo un itinerario personale in cui l’umorismo si è fuso alla poesia.

L’impatto visivo all’apertura del sipario chiarisce subito la natura metateatrale della serata. La scena si presenta calda e vissuta: tre ampie lavagne fitte di appunti a gesso, una distesa di libri accumulati attorno a un leggio centrale, un disegno luci avvolgente e l’angolo musicale riservato al maestro Jonis Bascir. Non un copione rigido, ma un vero archivio personale accumulato in vent’anni di carriera. tra i successi di Perfetti sconosciuti e la trilogia di Smetto quando voglio, che l’interprete sfoglia a braccio, riadattando il ritmo in base alle reazioni degli spettatori.

Ad arricchire la performance sono state anche le originali improvvisazioni sonore dal vivo di Bascir, capace di sottolineare con precisione ogni cambio di registro: dalle risate per gli aneddoti quotidiani alla sospensione poetica dei monologhi più intensi.

Quasi mezzo secolo di storia: i numeri della tenuta dannunziana

Vivere un evento all’interno di questa arena significa immergersi in una tradizione culturale unica. Nato nel 1980 nella storica pineta che fu rifugio d’ispirazione per Gabriele D’Annunzio, il Festival La Versiliana ha superato in 46 anni di vita la quota di 2.500 spettacoli messi in scena, e attirato centinaia di migliaia di presenze nel Comune versiliese.

In questa cornice storicamente legata alla recitazione, la scelta di Leo si è rivelata perfetta. L’attore ha intrecciato i propri testi personali con articoli di giornale, scritti di giovani autori contemporanei e brani di giganti della letteratura come Alessandro Baricco, Luca Goldoni, Gabriel Garcia Marquez, e ha mantenuto un filo conduttore unico: la passione per la narrazione.

La magia della memoria orale e la risposta della platea

Il cuore pulsante dello spettacolo risiede nella riflessione su come nasce e si trasforma una trama. Leo ha mostrato con brillante leggerezza come l’invenzione o la rielaborazione dei fatti contino meno dell’emozione che una storia riesce a suscitare in chi la ascolta. È il motivo per cui continuiamo a ridere per barzellette surreali o a commuoverci per ricordi palesemente imprecisi.

Come ha sintetizzato l’artista romano dal palco per riassumere il senso della sua opera: “La vita non è quella che si è vissuta ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla”.

Da Lionel Richie a Bruce Springsteen, il suono di una vocazione

L’ultimo applauso è arrivato su note musicali. Leo ha raccontato che i suoi primi approcci hanno attraversato il soul con i brani di Lionel Richie, per poi approdare alla vera folgorazione che arrivò a undici anni grazie a uno zio “un po’ alternativo”, che gli fece ascoltare Nebraska di Bruce Springsteen. “Quella è diventata la mia canzone”, ha confidato, e ha spiegato come da quel momento il Boss sia entrato stabilmente nel suo immaginario.

Per questo ha voluto chiudere l’incontro con un tributo tutt’altro che formale. Ha interpretato proprio quella canzone, accompagnandosi con un’armonica a bocca. Un finale intimo, lontano da ogni artificio, che ha regalato al pubblico un ultimo frammento di sé e ha trasformato questo viaggio in musica, suggellando una serata in cui parole, ricordi ed emozioni hanno viaggiato sullo stesso spartito. La risposta di una platea gremita è arrivata in un lungo applauso liberatorio, la conferma che quando una storia viene raccontata con autenticità finisce per appartenere a tutti.

1 foto – Credito Fabrizio Cestari/ 2 foto- Credito Chiara Calabrò