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C’è un fenomeno molto radicato che attraversa la politica italiana e merita una definizione propria. E’ il “soccorso del vincitore”: l’espressione contiene un paradosso evidente. Di routine si soccorre chi è in difficoltà, chi rischia di non farcela, chi ha bisogno di sostegno. Nella politica italiana, invece, accade l’esatto contrario: ci si affretta ad aiutare chi sta vincendo o viene avvertito come favorito.
Non solo opportunismo
È una dinamica diversa dal trasformismo e persino dal semplice opportunismo. È qualcosa di più sottile. È la tendenza a riconoscere il valore di una leadership soltanto quando questa appare ormai consolidata. È l’inclinazione a salire sul carro del vincitore, quando il carro è già in movimento e molto lanciato. La storia italiana è ricca di esempi. Quando una forza politica cresce nei sondaggi, quando un leader conquista visibilità, quando il consenso si concentra su una figura emergente, ‘improvvisamente’ aumentano gli estimatori, gli alleati, i sostenitori e persino gli ex avversari. La solitudine delle fasi iniziali lascia il posto all’affollamento delle fasi ascendenti.
Diffidare dei pionieri, ammirare i vincitori
In fondo è la versione sociale, culturale e politica di un atteggiamento molto italiano. Si diffida dei pionieri, si ammirano i vincitori. E così si guarda con sospetto chi tenta di costruire qualcosa di nuovo, salvo poi correre ad associarci al progetto quando il successo appare probabile. Il fenomeno è particolarmente visibile nell’epoca del consenso liquido (https://www.laredazione.net/partiti-e-consenso-liquido-levanescenza-delle-leadership/).
Gli elettori cambiano orientamento con molta rapidità rispetto al passato, le appartenenze ideologiche si indeboliscono e le leadership diventano il catalizzatore del consenso. In un sistema così mobile, anche la classe politica tende a muoversi seguendo le correnti. Non si aderisce soltanto a un’idea. Si aderisce a una traiettoria percepita come vincente.
Il caso Vannacci
L’ascesa di Roberto Vannacci offre un caso di studio molto concreto ed interessante. Al di là dei giudizi politici che ciascuno può formulare sulle sue posizioni, è difficile non osservare la velocità con cui il progetto sta attirando adesioni. Parlamentari, consiglieri, amministratori locali e dirigenti politici si avvicinano ad una realtà che appare in crescita ed è capace di intercettare una quota significativa di consenso. Anche le adesioni a Futuro Nazionale si moltiplicano in pochi giorni. La questione, più in generale, non riguarda Vannacci. Riguarda il comportamento di chi arriva dopo. Perché aderire a un progetto nascente, quando è ancora fragile, richiede convinzione. Farlo quando il progetto è lanciato comporta capacità di lettura dei rapporti di forza. Sono due atteggiamenti profondamente diversi.
Il “soccorso del vincitore”
Naturalmente non ogni cambio di partito è opportunistico. Esistono scelte sincere, maturate attraverso riflessioni politiche autentiche. Ma quando le adesioni si moltiplicano nel momento in cui una leadership entra nella fase ascendente, il fenomeno assume una dimensione collettiva che va oltre le singole biografie. Il ‘soccorso del vincitore’ racconta qualcosa di profondo della politica. Racconta una peculiarità storica e socio-culturale. La difficoltà di investire sul futuro e la tendenza a inseguire il presente. La prudenza di chi aspetta di capire da che parte soffia il vento, prima di prendere posizione.
Leader acclamati, leader abbandonati
Anche per questo in Italia i leader vengono rapidamente acclamati quando crescono e rapidamente abbandonati quando iniziano a perdere consenso o sono percepiti come perdenti. Lo abbiamo visto molte volte negli ultimi anni (https://www.laredazione.net/il-partito-fluttuante-quei-milioni-di-italiani-che-decidono-le-elezioni/). Il vincitore attrae. Lo sconfitto resta solo. Eppure la qualità di una classe dirigente si misura proprio nella capacità di distinguere una convinzione da una convenienza. Perché se tutti corrono in soccorso del vincitore, nessuno si assume il rischio di costruire e innovare.
Liquefazione delle appartenenze
Se il ‘900 è stato il secolo delle appartenenze, il XXI secolo è quello delle attrazioni. Non si resta perché si crede, ci si avvicina perché conviene. E così il consenso non diventa soltanto un risultato della politica: diventa la principale materia prima. Si raggiunge così l’apoteosi nel ‘soccorrere il vincitore’, un’antica arte molto italiana di entrare in campo quando la partita è già cominciata e si sceglie la squadra che sembra favorita o destinata a vincere.






