Encierro di Pamplona, tra tradizione e proteste per le regole 2026

Marocco, il pallone sotto la tenda berbera

9 Luglio 2026

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Dal 6 al 14 luglio 2026, Pamplona, nel cuore pulsante della Navarra, torna a trasformarsi con le celebri Feste di San Fermín, una delle manifestazioni più spettacolari e conosciute al mondo. Il momento più atteso è senza dubbio l’Encierro, la tradizionale corsa dei tori che ogni mattina, alle 8 in punto, vede centinaia di persone correre lungo un percorso di 875 metri fino alla Plaza de Toros, inseguite da sei tori da combattimento e sei mansueti.

Il Chupinazo: il razzo che dà il via alla festa

L’inizio dei festeggiamenti coincide con il Chupinazo, il celebre razzo lanciato a mezzogiorno del 6 luglio dal balcone del Municipio. In pochi istanti la Plaza Consistorial si riempie di cori, musica e brindisi, mentre migliaia di persone, vestite di bianco con il tradizionale fazzoletto rosso al collo, celebrano l’avvio di nove giorni di festa. Il fazzoletto viene indossato solo dopo il Chupinazo e rappresenta uno dei simboli più riconoscibili di San Fermín.

Le origini dell’Encierro e i rituali prima della corsa

La corsa affonda le sue radici nel Medioevo, quando i bovini venivano trasferiti dagli allevamenti fino all’arena cittadina. Con il tempo, i giovani iniziarono a precedere gli animali correndo davanti a loro, trasformando una necessità pratica in una tradizione secolare. Pochi minuti prima della partenza, i corridori si radunano davanti alla nicchia dedicata a San Fermín in Calle Santo Domingo e intonano per tre volte una preghiera chiedendo la protezione del patrono. È uno dei momenti più suggestivi dell’intera manifestazione, in cui fede, rispetto e adrenalina si fondono.

Curiosità della corsa dei tori

Ogni Encierro dura mediamente tra i due e i quattro minuti, ma in questo breve lasso di tempo si concentrano emozioni fortissime. Il tratto più temuto è la curva di Mercaderes, dove i tori possono scivolare sul selciato, mentre l’ingresso nella Plaza de Toros rappresenta il momento finale della corsa. Contrariamente a quanto si pensa, partecipare non è improvvisato: è necessario avere almeno 18 anni e rispettare un rigido regolamento che vieta, tra l’altro, di correre con zaini, telefoni in mano o sotto l’effetto di alcol e droghe. Ogni mattina un imponente dispositivo di sicurezza controlla il percorso, che viene completamente transennato.

Da Hemingway alla fama internazionale

A rendere celebre l’Encierro nel mondo contribuì anche Ernest Hemingway, che rimase affascinato dall’atmosfera di Pamplona e la immortalò nel romanzo Fiesta (The Sun Also Rises)«Oh, cara, sono stato così infelice.» «Non abbastanza infelice da lasciare Pamplona»: questa una delle frasi più famose. Da allora, migliaia di turisti raggiungono ogni anno la città non solo per assistere alla corsa dei tori, ma anche per vivere concerti, sfilate, bande musicali, spettacoli folkloristici e l’emozionante “Pobre de Mí”, la cerimonia che, nella notte del 14 luglio, spegne simbolicamente le feste salutando San Fermín fino all’anno successivo. Tra storia, tradizione, adrenalina e folklore, l’Encierro di Pamplona continua a essere uno degli eventi più iconici della Spagna, capace di richiamare visitatori da ogni parte del mondo e di suscitare, ancora oggi, un acceso dibattito sul rapporto tra patrimonio culturale e benessere animale.

Incidenti e vittime: il volto controverso dell’Encierro

L’Encierro è una tradizione spettacolare, ma anche una delle più pericolose al mondo. Dal 1910, anno da cui esistono registrazioni ufficiali, le vittime della corsa sono state 16, mentre l’ultimo decesso riSale al 2009, quando il ventisettenne spagnolo Daniel Jimeno Romero fu incornato durante il quarto Encierro. Ogni anno si registrano decine di feriti: la maggior parte riporta contusioni e traumi dovuti a cadute e schiacciamenti, mentre le ferite provocate dalle corna dei tori sono molto più rare, ma possono essere gravissime. Anche nell’edizione 2026 non sono mancati gli incidenti, con diversi corridori ricoverati per traumi e almeno un ferito per cornata nei primi giorni della manifestazione.

Tradizione e polemiche

Accanto all’entusiasmo popolare, ogni anno si riaccendono anche le polemiche. Le associazioni animaliste contestano l’utilizzo dei tori, destinati nel pomeriggio alla corrida, denunciando lo stress e la sofferenza degli animali e chiedendo l’abolizione della manifestazione. Di contro, i sostenitori dell’Encierro lo difendono come un patrimonio storico e culturale profondamente radicato nell’identità di Pamplona, capace di generare un importante indotto economico e turistico.

Negli ultimi anni il dibattito si è esteso anche alle misure di sicurezza: l’edizione 2026 ha introdotto nuove regole per contingentare gli accessi al percorso, suscitando le proteste di numerosi corridori abituali, convinti che alcune modifiche possano creare ulteriori assembramenti anziché ridurre i rischi.