Il “partito fluttuante”: quei milioni di italiani che decidono le elezioni

Torretta Borgomanero, da bene confiscato a Centro antiviolenza

3 Giugno 2026

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Dal 2013 a oggi la politica italiana ha vissuto una sequenza di fenomeni solo apparentemente diversi: il boom del Movimento 5 Stelle, il 40% di Matteo Renzi alle Europee del 2014, l’ascesa di Salvini fino al 34% delle Europee del 2019 e, infine, l’exploit di Giorgia Meloni, passata dal 4,4% del 2018 al 26% delle Politiche del 2022, fino al 29% delle Europee del 2024.

Storie diverse, dati comuni

A prima vista si tratta di storie politiche differenti, distinte e distanti una dall’altra. Eppure, osservando i dati, emerge una domanda inesorabile: e se una parte consistente degli elettori fosse sempre la stessa? Naturalmente non si tratta degli stessi cittadini uno per uno. Difficile dimostrare che milioni di italiani abbiano votato in successione Renzi, Di Maio, Salvini e Meloni. Tuttavia, le dimensioni dei diversi exploit sono comparabili. Il PD di Renzi superò gli 11 milioni di voti; il M5S di Di Maio sfiorò gli 11 milioni alle Politiche del 2018; la Lega di Salvini raggiunse oltre 9 milioni di consensi alle Europee del 2019; Fratelli d’Italia di Meloni è arrivata a oltre 7 milioni di voti alle Politiche del 2022.

Bacino elettorale trasversale

Dietro questi numeri si annida un bacino elettorale trasversale, composto da cittadini poco legati alle appartenenze ideologiche e molto sensibili alla percezione della leadership, della credibilità e della capacità di cambiare lo stato delle cose. È il “partito del cambiamento”, un partito che non ha simbolo, non svolge i congressi né segue i dirigenti politici, ma decide l’esito delle elezioni. Le sue caratteristiche sono abbastanza riconoscibili. Non vota sempre a destra o sempre a sinistra. Non è necessariamente populista né moderato. Tende a premiare chi appare come la novità del momento, chi interpreta meglio il desiderio di rottura con il quadro esistente e chi viene percepito come il leader più forte e credibile. Allo stesso tempo punisce rapidamente chi delude le aspettative.

Le parabole dei leader e la loro evanescenza

La parabola di Renzi, Di Maio e Salvini sembra confermarlo. Tutti hanno raggiunto risultati straordinari e tutti hanno subito ridimensionamenti altrettanto rilevanti. Meloni rappresenta finora un’eccezione: dopo l’exploit del 2022 non si è ancora osservata una vera fase di arretramento, ma sarà il prossimo ciclo elettorale a chiarire se il suo consenso sia destinato a consolidarsi o a seguire la traiettoria dei predecessori. Quanto vale in Italia questo “partito invisibile”? Una stima ragionevole suggerisce una consistenza sui circa 5 milioni di elettori, il 15-18% dei votanti.

Affluenza in calo, mobilità in crescita

E’ una massa enorme in un sistema politico sempre più frammentato e caratterizzato da una partecipazione elettorale in calo. Se questa interpretazione è corretta, allora la politica degli ultimi quindici anni va letta in modo diverso. Non come la storia di partiti che conquistano nuovi elettori, ma come una lunga competizione per conquistare lo stesso bacino di cittadini mobili, disillusi dalle vecchie appartenenze e pronti a spostarsi verso chi, in un certo momento, sembra incarnare meglio la promessa di cambiamento. In questa prospettiva il principale partito non è il PD, il M5S, la Lega o Fratelli d’Italia. E’ piuttosto il vasto elettorato, indistinto e trasversale, che nessuno “possiede” davvero, ma che tutti cercano di conquistare. Ed è qui che si decidono le elezioni politiche. Soprattutto le prossime.