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Al congresso di Milano Matteo Salvini riconfermato segretario fino al 2030 
La Lega cambia simbolo, ma per farlo guarda indietro. Al congresso federale di Milano, Matteo Salvini è stato riconfermato segretario del partito e ha presentato il nuovo contrassegno: «Lega Italia Federale». Sparisce la dicitura «Salvini premier», mentre resta al centro la figura di Alberto da Giussano, con la spada levata. «Tiene insieme il passato, il presente e il futuro», ha spiegato il leader leghista. 
Salvini ha ottenuto 465 voti, contro i 146 dello sfidante Massimo Garavaglia, assicurandosi un nuovo mandato quadriennale, fino al 2030. La scelta del logo segna così una doppia operazione: da una parte il superamento del marchio personalizzato introdotto con «Lega per Salvini premier»; dall’altra il recupero di una formula che richiama le radici federaliste del movimento. Il cambio è legato anche alla nuova legge elettorale, che prevede l’indicazione del candidato premier della coalizione. 

Quel precedente degli anni Novanta
Il nome «Lega Italia Federale», però, non è una novità. La formula era già stata utilizzata negli anni Novanta, quando la Lega Nord di Umberto Bossi cercava di estendere la propria presenza oltre le tradizionali roccaforti settentrionali. L’obiettivo era costruire un radicamento anche nel Centro-Sud, dove l’identità politica del Carroccio incontrava maggiori difficoltà. Il progetto ebbe una storia elettorale poco fortunata. Alle comunali di Roma del 1993, Maria Ida Germontani, candidata a sindaco per la Lega Italia Federale, raccolse circa lo 0,7%, mentre la lista per il consiglio comunale si fermò all’1,1%. Due anni dopo, alle regionali del 1995, la formazione si presentò in Lazio, Puglia, Calabria e Campania. I risultati rimasero ovunque sotto l’1%. In Puglia, per esempio, ottenne 6.841 voti, pari allo 0,35%, senza conquistare seggi. La successiva svolta ‘secessionista’ della Lega Nord, nel 1996, segnò la fine di quell’esperienza.

Un ritorno alle origini, con un partito diverso
Il recupero del vecchio nome riporta dunque al centro una questione che accompagna la Lega da decenni: come conciliare le battaglie autonomiste e federaliste del Nord con l’ambizione di essere un partito nazionale. La Lega di oggi non è quella di Bossi degli anni Novanta: ha già attraversato la trasformazione nazionale avviata da Salvini e ha costruito una presenza politica anche nel Mezzogiorno. Ma il ritorno alla formula «Italia Federale» richiama una stagione in cui lo stesso tentativo di espansione territoriale aveva incontrato risultati elettorali assai limitati.
Il nuovo simbolo vuole rappresentare un partito capace di parlare al Nord, al Centro e al Sud. Resta da vedere se il recupero di una vecchia insegna saprà accompagnare una nuova fase politica o se basterà per un richiamo alle origini del Carroccio.