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1 Agosto 2026
A circa un anno dalle elezioni politiche del 2027, il sistema politico entra in una fase di trasformazione. Mentre i partiti tradizionali faticano a contenere sensibilità sempre più diverse al loro interno, prendono forma associazioni, movimenti e potenziali nuovi soggetti costruiti attorno a singole personalità. Insomma, nuove leadership avanzano (o vorrebbero avanzare). Dall’ipotesi di una nuova iniziativa politica riconducibile ad Attilio Fontana al percorso autonomo di Roberto Vannacci, passando per il possibile ritorno di Alessandro Di Battista e il crescente interesse attorno a Silvia Salis, emerge ormai un elemento comune: l’ennesima personalizzazione della politica. La causa è dovuta alle crisi dei partiti e alla ricerca di nuovi contenitori per intercettare elettorati specifici.
Attilio Fontana e la rivalsa dell’anima nordista della Lega
Secondo le ultime indiscrezioni, il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, starebbe valutando di costruire un nuovo soggetto politico per andare oltre i confini della Lega. L’ipotesi, se confermata, non rappresenterebbe necessariamente una rottura con Matteo Salvini, ma potrebbe essere letta come il tentativo di riportare al centro temi che hanno caratterizzato le origini del movimento: autonomia regionale, federalismo, ruolo degli amministratori locali e rappresentanza del Nord. La possibile iniziativa di Fontana evidenzia una tensione mai completamente risolta all’interno della Lega: da una parte il partito nazionale e sovranista costruito da Salvini; dall’altra una componente territoriale e autonomista, legata alla tradizione ‘padana’. La vera questione, adesso, sarà capire se questa anima possa tornare protagonista o se resterà una corrente interna volta a condizionare la linea del partito.
Roberto Vannacci e la destra identitaria
Il caso più evidente di trasformazione del consenso personale in progetto politico è quello di Roberto Vannacci. Dopo aver raccolto adesioni significative, il generale ha trasformato la propria popolarità in un progetto autonomo, costruito attorno a un’identità politica fortemente caratterizzata: sicurezza, valori tradizionali, critica al politicamente corretto, difesa dell’identità nazionale e opposizione alle élite culturali. La crescita di Futuro Nazionale, al momento, rappresenta una delle novità nel panorama del centrodestra. Le ultime rilevazioni collocano il movimento nell’area del 7% dei consensi, con alcune indagini che lo indicano anche oltre questa soglia. Inoltre, in pochi mesi, al nuovo movimento hanno aderito (con tanto di tessera di iscrizione) decine di migliaia di cittadini. Per realtà come la Lega il problema è evidente: Vannacci sottrae spazio alla componente più radicale e identitaria che negli ultimi anni aveva rappresentato una parte significativa del consenso leghista. Anche Fratelli d’Italia, da settimane, osserva con attenzione (e nervosismo) l’evoluzione del fenomeno Vannacci, perché una destra radicale e autonoma modificherà gli equilibri della coalizione. La sfida, per Vannacci, sarà trasformare un consenso personale, legato alla sua figura, in una struttura stabile e radicata sul territorio.
Di Battista e il ritorno dello spirito originario del Movimento 5 Stelle
Sul fronte opposto si è aperta l’ipotesi di un ritorno di Alessandro Di Battista. La sua eventuale discesa in campo si inserirebbe nella frattura che attraversa il mondo grillino: da una parte un Movimento 5 Stelle diventato forza istituzionale e progressista sotto la guida di Giuseppe Conte; dall’altra la componente che rivendica lo spirito originario dei pentastellati, più movimentista, anti-establishment e vicino alla protesta sociale. Di Battista potrebbe intercettare la parte di elettorato che considera il Movimento ormai integrato nelle dinamiche della politica tradizionale. La domanda è: esiste uno spazio per un soggetto ispirato al grillismo delle origini ? Oppure quella fase politica appartiene ad una stagione conclusa ? In tal senso non è da sottovalutare la recente sortita di Beppe Grillo che ha attaccato Conte: lo storico fondatore del Movimento sostiene che si sia perso lo spirito originario e ci si è allontanati dalla gente.
Silvia Salis ed il laboratorio del civismo progressista
Diversa, invece, è la traiettoria di Silvia Salis. Il suo percorso non nasce da una scissione interna a un partito, ma dalla costruzione progressiva di un profilo amministrativo e civico che negli ultimi mesi ha assunto una dimensione nazionale. L’annuncio dell’uscita del suo libro e il crescente interesse attorno alla sua figura hanno alimentato le ipotesi di un ruolo più ampio nel futuro del centrosinistra. Dopo aver inizialmente escluso una candidatura alle eventuali primarie, il quadro politico sembra essersi fatto più fluido: attorno al suo nome si starebbe sviluppando un confronto tra amministratori locali, esponenti civici e settori dell’area riformista. Il suo possibile spazio politico sarebbe quello di un civismo progressista capace di rivolgersi a una parte di elettorato che non si riconosce pienamente nei partiti tradizionali, senza però collocarsi in una dimensione populista o anti-sistema. Al momento non esiste un progetto politico formalizzato, ma il solo fatto che una figura proveniente dall’amministrazione locale venga indicata come possibile protagonista nazionale conferma una tendenza ormai evidente: sempre più spesso il consenso nasce prima attorno a una persona e solo dopo attorno a un’organizzazione politica.
Il filo comune: la crisi dei partiti come forma di aggregazione e partecipazione
Fontana, Vannacci, Di Battista e Salis rappresentano percorsi molto diversi, ma raccontano un fenomeno comune: la crescente difficoltà dei partiti nel rappresentare tutte le sensibilità del proprio elettorato. È una dinamica che la politica italiana conosce da tempo, da Silvio Berlusconi a Beppe Grillo, passando per Matteo Renzi e Giuseppe Conte, ma che oggi sembra assumere una nuova dimensione. Sempre più spesso la leadership personale precede il progetto politico. Il simbolo, la struttura e l’organizzazione arrivano dopo, quando arrivano. La politica sembra quindi muoversi verso una fase nella quale i partiti rischiano di diventare contenitori meno compatti, mentre cresce il peso di figure capaci di costruire consenso direttamente attorno alla propria identità.
Le possibili conseguenze sugli equilibri politici
Le conseguenze riguardano tutti gli schieramenti. La Lega può essere attraversata dalla tensione tra anima autonomista e destra nazionale; il Movimento 5 Stelle può confrontarsi con una nuova frattura tra istituzionalizzazione e protesta; il centrodestra rischia di subire la pressione di una destra identitaria sempre più autonoma; il centrosinistra, invece, potrebbe cercare nuove figure civiche in grado di ampliare il proprio bacino elettorale. La questione centrale, per tutti, è capire se nasceranno nuovi partiti (c’è un’alta probabilità) e se i protagonisti riusciranno a diventare leader autonomi o saranno forze di pressione interne ai partiti esistenti.
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