
Libero, troppo libero! In ricordo di Marco Pannella
4 Maggio 2026
Sembrano sempre più evidenti, nel centrodestra, i segnali di una possibile ridefinizione degli equilibri della coalizione e dei partiti che la compongono. Dopo l’esito sul referendum, che ha rappresentato un duro colpo per Giorgia Meloni e la compagine di governo, adesso è la tenuta interna della Lega ad essere al centro dell’attenzione.
La leadership di Salvini e le crepe interne
La leadership di Matteo Salvini alla guida della Lega, oggi, non appare così solida come negli anni precedenti. Alcuni movimenti collaterali e paralleli, all’area politica e culturale del partito, rischiano di minarne l’integrità. D’altronde, che il consenso del partito sia ciclicamente messo alla prova è apparso evidente fin dopo le europee del 2024.
Vannacci e la nuova destra radicale
Da un lato c’è la crescente visibilità di Roberto Vannacci, figura capace di catalizzare consensi in segmenti dell’elettorato leghista e del centrodestra. Il partito appena nato, Futuro Nazionale, non ha un numero calcolabile di voti, ma a guardare i vari sondaggi è chiaro che un consenso lo ha già e lo raccoglierà nelle urne alle prossime elezioni politiche.
Zaia e i nodi interni alla Lega
Dall’altro lato, poi, Salvini e la Lega devono fare i conti con la figura di Luca Zaia, che continua a rappresentare una delle leadership più popolari del centrodestra, forte di un radicamento territoriale e di un profilo istituzionale consolidato. È questa forza personale, adesso, ad alimentare, in molti osservatori e analisti politici, l’idea che Zaia possa pensare di svincolarsi dalla traiettoria della Lega, soprattutto se il partito dovesse proseguire su una linea ritenuta da molti come poco autonomista, rispetto alle origini del movimento.
Scenari: verso una frammentazione del consenso leghista ?
In questo contesto così complesso e in evoluzione continua, c’è chi ipotizza uno scenario più ampio e diversificato: una progressiva erosione del consenso leghista storico, compresso tra la possibile “nuova destra” che si radica intorno a Vannacci e una componente, moderata e territoriale, che potrebbe trovare in Luca Zaia un riferimento. Nell’immediato l’ex governatore del Veneto non si muoverà, ma la storia politica del Paese insegna che, con l’approssimarsi del voto per le politiche (previste nel 2027), saranno tante le novità per gli italiani.
La stessa Lega, d’altronde, è da anni attraversata da forti tensioni, stretta tra la sua originaria anima autonomista e federalista e la trasformazione in partito nazionale a forte impronta identitaria. La tenuta di questo equilibrio appare oggi più complessa, soprattutto per la competizione interna ed esterna al partito. Vannacci e Zaia lo sanno perfettamente. E quindi Salvini non può dormire sonni politicamente tranquilli.






