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Gli Stati Uniti hanno votato il 3 novembre nelle elezioni di metà mandato, e il verdetto è stato chiaro: i democratici hanno riconquistato il controllo sia della Camera sia del Senato, privando il presidente Donald Trump del sostegno legislativo repubblicano per i restanti due anni di mandato. In base alle proiezioni di NBC News, il Partito Democratico ha strappato almeno 20 seggi alla Camera e sette al Senato, con diversi risultati ancora in fase di consolidamento.

Camera e Senato cambiano mano

Per riprendere la Camera, i democratici avevano bisogno di recuperare almeno tre seggi. Le proiezioni indicano un avanzo molto più ampio: NBC News stima almeno 258 seggi democratici, ben oltre la soglia dei 218 necessari per la maggioranza.

Al Senato, i democratici hanno strappato sette seggi ai repubblicani, conquistando: Iowa, Kansas, Ohio, Maine, North e South Carolina, Texas. Si tratta di una svolta che va oltre la semplice alternanza. Tra i risultati più rilevanti, James Talarico ha conquistato il seggio texano, Roy Cooper ha conquistato la Carolina del Nord, mentre in Minnesota Peggy Flanagan ha confermato la presenza democratica al Senato sconfiggendo Michele Tafoya e diventando la prima donna nativa americana eletta.

Un altro risultato di rilievo arriva dal Michigan, dove Abdul El-Sayed ha sconfitto il repubblicano Mike Rogers. Medico ed epidemiologo, figlio di immigrati egiziani ed esponente dell’ala progressista democratica, El-Sayed segna un primato storico: sarà il primo musulmano a entrare nel Senato degli Stati Uniti.

I governatori cambiano colore

Il cambiamento non si è limitato al Congresso. I democratici hanno conquistato diverse governorship, tra cui Texas, Ohio, Georgia e Nevada, rafforzando la propria presenza negli esecutivi statali. In Texas, Gina Hinojosa ha sconfitto il governatore repubblicano Greg Abbott, in carica da tre mandati, in uno degli upset più sorprendenti della consultazione elettorale.

In Ohio, Amy Acton ha battuto Vivek Ramaswamy, mentre in Georgia Keisha Lance Bottoms è diventata la prima donna nera eletta governatore nella storia americana. In Nevada, Aaron Ford ha sconfitto il governatore repubblicano Joe Lombardo.

Secondo i dati riportati dall’agenzia di stampa Associated Press, i democratici ora controllano la maggioranza delle governorship per la prima volta dal 2010, un dato che ridisegna l’equilibrio di potere tra federale e statale.

I referendum confermano le divisioni

Oltre alle cariche elettive, gli elettori hanno deciso 145 quesiti referendari in più di trenta Stati. Sull’aborto, i sostenitori dei diritti riproduttivi hanno vinto in Virginia e Missouri, dove gli elettori hanno respinto un tentativo di reintrodurre restrizioni sull’interruzione di gravidanza.

Sui diritti delle persone transgender, invece, il quadro è più frammentato. In Nebraska gli elettori hanno approvato un emendamento che inserisce in Costituzione le restrizioni già previste dalla legge sulle cure per i minori, mentre in Arizona è passata una misura che estende alle scuole private il divieto già vigente nelle pubbliche sugli sport.

In California, gli elettori hanno respinto la Proposition 40, la prima proposta di tassa patrimoniale sui miliardari mai sottoposta a voto popolare, tuttavia a Washington hanno confermato la “millionaires tax” respingendone l’abrogazione.

Le mappe elettorali fermate

Il voto ha anche fermato due manovre di redistricting legate all’amministrazione Trump. In Missouri, gli elettori hanno respinto la nuova mappa congressuale disegnata dai repubblicani per conquistare un seggio aggiuntivo nell’area di Kansas City, dopo che le corti avevano stabilito che la mappa poteva essere usata solo dopo un’approvazione popolare.

Nel Maryland, invece, gli elettori hanno approvato un emendamento che rimuove alcune limitazioni al ridisegno dei collegi federali, aprendo la strada a possibili modifiche in vista del 2028. I sostenitori democratici avevano presentato la proposta come uno strumento per contrastare l’amministrazione Trump.

Un messaggio oltre i seggi

Oltre ai dati restituiti dalle urne, il voto ha rivelato un clima politico chiaro. CNN e Politico, ritengono che la sconfitta del GOP rifletta l’insoddisfazione per la gestione economica, i costi della vita e la popolarità in calo del presidente Trump, che aveva spinto i suoi sostenitori a votare come se fosse lui sulla scheda.

“Non lo considero un colpo contro di me. Abbiamo avuto i due anni più grandi nella storia della presidenza”, ha dichiarato Trump a Fox News. In un post su Truth Social ha poi aggiunto: “Non ero sulla scheda elettorale e, se lo fossi stato, avremmo vinto con una vittoria schiacciante.”