Quelle destre d’Europa che guardano al mondo LGBTIAQ+

14 Agosto 2026

Quelle destre d’Europa che guardano al mondo LGBTIAQ+

14 Agosto 2026

“Credo che sia un dovere, come figlio, portare avanti la sua musica e la sua poesia.

Quest’anno ricorre il 27esimo anniversario della sua scomparsa. Mio padre ha sempre creduto negli ideali di giustizia, dal punto di vista di chi si è sempre schierato dalla parte degli umili, degli esclusi. Era veramente convinto che doveva esserci un modo di vivere senza dolore. E ci ha insegnato che non ci sono poteri buoni, che solo l’amore, la compassione e il riconoscerci nel più debole possono salvare l’uomo e, di conseguenza, il mondo”.

È con queste parole pronunciate all’inizio del suo concerto che fa parte del Best of Tour 2026 che Cristiano De André ha trasformato lo spettacolo in un rito di memoria condivisa. Nel teatro immerso nella pineta che fu di Gabriele d’Annunzio, all’interno del parco storico della Versiliana a Marina di Pietrasanta, la serata ha dimostrato come la poetica di Fabrizio non appartenga al passato, ma continui a guidare il presente. Di fronte a una platea gremita, il primogenito e unico erede del patrimonio musicale di Faber ha guidato il pubblico in un viaggio sonoro in cui la fedeltà all’opera originale si è intrecciata con una personale ricerca di libertà espressiva.

Tra il violino e la memoria: la costruzione di uno show essenziale

Accompagnato sul palco da una formazione affiatata, De André ha confermato la sua natura di polistrumentista. È passato con disinvoltura dalla chitarra acustica al pianoforte, fino al bouzouki e al violino (strumento imbracciato con la stessa energia fin da quando era solo un ragazzino). Il musicista ha ripercorso le tappe fondamentali dei quattro volumi dedicati al repertorio paterno.

La scaletta ha alternato la potenza rock degli arrangiamenti curati con PFM ai toni più intimi ed etnici legati all’esperienza di Anime Salve, album di cui lo stesso Fabrizio affidò al figlio la direzione musicale nell’ultimo storico tour prima della scomparsa.

L’ombra del gigante e il riscatto del figlio interprete

Incastonato nella parte centrale della serata, l’esecuzione di Verranno a chiederti del nostro amore ha regalato il momento di massima tensione emotiva. Un brano che per Cristiano non rappresenta una semplice traccia in scaletta, ma la rievocazione d’infanzia di un padre che canta all’alba in salotto davanti a una madre in lacrime. Abitare contemporaneamente i ruoli di figlio, interprete e custode è stata una sfida complessa per un interprete che ha dovuto misurarsi con sette album da solista prima di affrancarsi dal peso dei paragoni e trovarsi a suo agio nell’abito di “guardiano della poetica” deandreiana.

I riferimenti alla formazione genovese al Conservatorio Niccolò Paganini e i ricordi dei confronti più aspri con Fabrizio, che inizialmente cercò di avviarlo alla carriera di veterinario per proteggerlo dalle insidie del sistema musicale, hanno restituito il ritratto di un legame profondo, ricucito proprio attraverso la collaborazione artistica negli anni Novanta.

L’attualità di un messaggio controcorrente

Nelle battute finali dello show, prima dei bis concessi a gran voce, il concerto ha toccato corde più politiche e umane. Nel richiamare gli insegnamenti del padre sulla necessità di riscoprire atti concreti e dimensioni quotidiane per orientarsi in un’epoca complessa, l’artista ha ricordato l’amara confidenza ricevuta da Fabrizio durante il loro ultimo tour insieme: la sensazione di aver scritto per tutta la vita contro le disparità senza essere riuscito ad arrestare l’orrore delle guerre.

Ed è proprio sulle ultime note che De André sventolando una bandiera della Palestina ha dimostrato di non limitarsi a celebrare il passato, ma di riportarne la voce nel presente, e mostrare quanto quelle parole siano ancora urgenti e attuali, capaci di parlare alle contraddizioni del nostro tempo con la stessa forza di allora.

Crediti foto Fondazione Versiliana